Psichiatria

Manipolazioni in psichiatria


Abbiamo detto che la manipolazione psicologica attraverso la quale una persona viene spinta ad accordarsi in modo acritico a mantenere in sottofondo il proprio dissenso è, entro certi limiti, un fatto fisiologico, per cui non ci sorprenderemo certo di incontrare manipolazioni della vita mentale nel campo della psichiatria. Lo psichiatra, specialmente quando si trovi di fronte ad una urgenza - l’esplosione indesiderata di una mina vagante la cui presenza era rimasta totalmente ignorata dal paziente stesso - tenterà comunque di stabilizzare sentimenti positivi del malato sia nei suoi confronti che nei confronti delle persone con cui esso è legato. Si aiuterà per questo con una atteggiamento assertivo e con dei farmaci nel tentavivo di rimandare in sottofondo i sentimenti negativi o comunque quelli indesiderati rispetto al flusso abituale della coscienza. Quella dello psichiatra può dunque essere una manipolazione necessaria “a fin di bene” che rimanda tuttavia ad un secondo momento la creazione delle condizioni adatte in cui il paziente possa portare alla luce la soverchiante presenza di sentimenti negativi, rabbia, depressione o altro, che tendono ad invadere disordinatamente la sua coscienza.



Uso della violenza


La repressione dei sentimenti negativi nell’intento di ripristinare i sentimenti positivi in primo piano, può in alcuni casi necessitare l’uso di una qualche forma di violenza. Violenza che non è facile da esercitare consapevolmente e responsabilmente, in quanto si può venir assaliti dal dubbio di sbagliare e si possono avere dei sensi di colpa. Pertanto il pericolo maggiore che corre chiunque venga a contatto con situazioni psichiatriche di urgenza – sia esso amico, parente o psichiatra - è quello di essere tentati dal negare che si viene esercitando una qualche forma di violenza e quindi continuare ad esercitarla con il solo scopo psicologico recondito di avere conferma della giustezza del nostro operato. In questo modo i problemi del curante si accavallano ai già complicati problemi delle persone sofferenti. I pazienti che presentano un urgenza psichiatrica hanno infatti bisogno di essere aiutati a rimandare in sottofondo la mina vagante che gli è esplosa al di fuori della loro conoscenza, ma non ne sono affatto convinti visto che la mina già gli è esplosa in mano, proprio per il fatto che hanno sempre tentato di rimandarla in sottofondo. I pazienti psichiatrici non quindi sono affatto contenti, nè dei farmaci, nè di dipendere dallo psichiatra. Si sentono in colpa di aver coltivato una mina vagante senza accorgersene per cui danno volentieri allo psichiatra e agli altri la responsabilità di volerla sommergerla di nuovo. D’altra parte lo psichiatra è consapevole che la sommersione della mina è necessaria, ma può essere tentato di dimenticare – per fuggire dubbi e sensi di colpa - che questo tipo di intervento ha una portata limitata e pertanto proporlo come una panacea per tutti i mali.



Violenza occulta


 Per operare in campo psichiatrico è quindi necessario rimanere lucidi circa il fatto che il campo si presta alla mascheratura della violenza per risolvere i dubbi che possono sorgere circa la possibilità di portarne in chiaro le ragioni senza con ciò combinare troppi danni ai propri rapporti interpersonali.



Alcune delle manipolazioni occulte operate dalla psichiatria risultano oggi evidenti perchè c'è stato chi si è già occupato di denunciarle negli anni 70. Diventò evidente che la pratica dello stigma diagnostico del malato mentale portava a negare come il malato mentale fosse portatore di vissuti soggettivi che potevano avere un qualche senso, anche se caotico e difficilmente comprensibile. Vissuti che appaiono in modo alquanto caotico perchè il malato stesso – complici i familiari e spesso anche gli psichiatri - è abituato a privarli del loro significato originario ed a stigmatizzarli. Venne allo scoperto quindi il fatto che la pratica della diagnosi poteva facilmente funzionare come alibi per mettere in piedi una negazione massiccia di qualsiasi senso ai vissuti di aggressività e di colpa dei malati attribuendoli ad un apparato biologico che veniva concepito in modo del tutto scollegato con la loro vita mentale. Sull'argomento c'è molto da leggere e molti film che dimostrano come la pratica dello stigma potesse finire per favorire un trattamento disumano e cioè una violenza esplicita motivata da una violenza occulta, appunto lo stigma.



Queste denunce hanno avuto l'effetto di spingere la psichiatria a dotarsi di un suo volto umano portando alla "chiusura" degli ospedali psichiatrici, alcune limitazioni nella pratica della diagnosi, l'abolizione dell'elettroshock e del coma insulinico. Alcuni rimpiangono queste vecchie tecniche di cura e forse hanno anche alcune ragioni dalla loro parte. La manipolazione, infatti, non stava tanto nell'elettroshock ma nel fatto che venisse mascherato il suo uso a scopo punitivo e che le ragioni (non molte ma esistenti) a favore del suo uso venissero portate a copertura della operazione punitiva che veniva praticata. RIcordo in proposito che alcuni dei vecchi psichiatri che usavano il termine di piccolo e grande “annichilimento” nel prescrivere il dosaggio del'elettroschick sulla cartella in clinica privata, mentre si guardavano bene di usare questi termini in pubblico davanti al paziente ed ai suoi parenti.



L’operato dello psichiatra d’urgenza


Possiamo quindi dire chiaramente che la manipolazione è pane quotidiano dello psichiatra e cioè che non è possibile che essa non ci sia. Lo psichiatra parteciperà sempre con i propri sentimenti e pregiudizi, le proprie idee sulla malattia mentale. Il problema, quindi, sta tutto nella sua trasparenza e più precisamente nel rischio che egli voglia attivamente negare - a volte in modo inconsapevole ed ancora peggio se in modo consapevole ma volutamente occultato- l'esistenza di pregiudizi, sentimenti di rabbia o di rivalsa che ciascuno di noi può portare in sottofondo verso il malato mentale. Perchè non dimentichiamo che il malato mentale porta comunque a galla, sia pur confusamente, delle mine vaganti nelle persone con cui viene a contatto e queste persone non sempre dispongono di una teoria che sia in grado di filtrare le emozioni che provano, per cui avvertono in sottofondo di venir travolti dalla loro esplosione… per cui - in modo simile ai malati - cercano rifugio nell’assunzione di un atteggiamento sadico.



In alcuni casi le mine vaganti possono arrivare allo psichiatra nel sottofondo della sua coscienza come un colpo di un fucile per cui la sua reazione può anche essere abbastanza virulenta ed il proprio operato può essere un'occasione per mascherarla e respingerla in sottofondo. La conseguenza di tale operazione di manipolazione difensiva che lo psichiatra attua su se stesso è che il paziente si sentirà ulteriormente manipolato e svilupperà ulteriormente la propria sensazione di rimanere intrappolato in richieste di accordi per la risepoltura della mina vagante dello psichiatra, indipendentemente dal fatto di essere lui stesso portatore della propria mina vagante. In questo modo può accadere che il paziente faccia “il matto” più di quanto già non lo sia per compiacere lo psichiatra che in questo modo si sente (momentaneamente) più sano. Questo produce nel paziente la sensazione di contribuire al benessere dello psichiatra, ma produce in entrambi anche un potente effetto persecutorio dato dalla sensazione di fondo che si va sviluppando un meccanismo di reciproco inganno in cui il momentaneo ed apparente miglioramento del paziente proviene dall’accordo per il quale ciascuno rimanda violentemente in sottofondo la propria mina vagante. A questo punto oltre a tutti i motivi che si erano già accumulati nelle precedenti relazioni del paziente per dare forma alla sua mina vagante, si aggiungerà anche il senso di colpa per non aver fatto abbastanza per far star bene il suo psichiatra seguendone il volere, per cui il paziente non riuscirà, alla lunga, a mascherare l'esistenza di rabbie e di potenti rivendicazioni verso lo psichiatra stesso.



Conseguenze negative della manipolazione in psichiatria d’urgenza


Se quindi la psichiatria di fronte ad un’urgenza deve operare correttamente nella direzione della sommersione della mina vagante per riportare un qualche tipo di sentimento positivo in primo piano, sarebbe quindi più che opportuno che questa operazione venisse condotta in modo consapevole e trasparente. Sarebbe opportuno mantenere ben salda la convinzione che in tutti i casi di urgenza, lo psichiatra non “cura” un bel nulla bensì tampona una situazione e non è in grado di intervenire sulle ragioni che hanno portato alla formazione della mina vagante. Sarebbe anche opportuno che, sia lo psichiatra che il paziente fossero consapevoli del fatto che, rimandare nel sottofondo della coscienza la mina vagante esplosa significa procastinare la sua futura esplosione a tempi successivi e che di questo dovrebbero entrambi preoccuparsi.